Abbandono al parco

“Non parlarmi di altre cose, parlami di te” #25

ore 7,28 allenamento.

Qui di tempo ne è passato. Tanto. Abbandono al parco. Tante promesse di novità. Invece ancora vince il provvisorio. E’ una forma mentale il provvisorio. Piega. E’ figlio del non progetto. Allora forzo la fotografia. Questa è la città che non vorrei. Ovunque fossi.

L’idea collettiva di una città che funziona, che è sempre presente, che è in fermento. Che è di tutti e costruisce il bene per tutti.

E diventa il ricettacolo di frasi senza senso scritte sui muri, urlate per nessuno. Solo perchè si avverte il male su di sè e lo si comunica ai proprii simili. 

Anche le piante seppur resistendo subiscono e vorrebbero andarsene. L’oblio genera altro oblio.

Demolizioni bar

“Non parlarmi di altre cose, parlami di te” #24

ore 7,43 allenamento.

Come ieri. Demolizioni al bar. Si occulta. Si accumula. Si spera in un domani migliore. Per restare con Collodi si attende la Fata dai capelli turchini.

Lampioni storti

“Non parlarmi di altre cose, parlami di te” #23

ore 7,22 allenamento.

Cosa sia non lo so. Un campo di calcio, un invito alla sosta. Lampioni storti e dimenticati. Le due facce del parco. L’attesa, l’oblio. Lo sgangherato. L’imprecisione della città svela la sua anima. Si fa presto a dimenticare una città. E lasciarla abbandonata di cure. Le parole, le interviste sono vuote. Bisogna girarala una città, viverla, frugarla. Scoprire i punti deboli, rivelare le dimenticanze.

Le tristezze delle vie affiorano sempre. Sono come il naso di Pinocchio: bugie.

Lavori in corso

“Non parlarmi di altre cose, parlami di te” #22

ore 6,33 allenamento.

Oggi giro inverso. Lavori in corso. Trasparenze e controluce. Cambiare il senso del giro mi mette di fronte a situazioni nuove di luce. Cerco sempre una luce difficile. Soprattutto se la strada è sbarrata. Come quando ti dicevano da piccolo che c’erano cose da non fare. E subito a farle. Il proibito.

La città è vuota in particolare a quell’ora. Mi permette di fermarmi nel centro della strada. Sono tranquillo. 

Mattoni rossi.

“Non parlarmi di altre cose, parlami di te” #21

ore 6,57 allenamento.

Tutto si infila, tutto si compone. Tutto si rimbalza. Le profondità urbane. La siepe, l’abete, i mattoni rossi, il palazzo che spinge verso lo spicchio dell’altro palazzo. Me lo aspetto da qualche passo prima. Arriverà mi dico. E intendo il punto giusto. Ogni parte ne nasconde un’altra ma ma la mette in evidenza.

5 rimbalzi ma il cielo la vince, su tutti. Mi attira. Diciamo che accoglie e sovrasta. La prospettiva si rimpicciolisce, il cielo no.

Io li guardo e la mia ombra si posa decisa sulla siepe.

Negozio photo

“Non parlarmi di altre cose, parlami di te” #20

ore 7,43 allenamento.

Chiuso. E’ ancora chiuso. E’ il negozio photo. Con la “ph”. Lotta e sopravvive. Ma è chiuso. E la luce contrasta. Le ombre della ringhiera e dello stipite, lo segnano come una dura carezza. 

Orto urbano

un orto urbano sul viale

“Non parlarmi di altre cose, parlami di te” #19

ore 7,48 allenamento.

Oggi ho fatto una variazione del percorso. E mi trovo in uno spazio fuori dal mondo. Un orto urbano. Un santuario. Sono costretto a fermarmi. E più dei tre secondi che mi sono dato come limite per scattare in modo da non fermare l’allenamento. Qui non posso andare veloce. Mi devo fermre.

E’ uno spazio-tempo che sovverte le regole. Le ribalta. Un’altra repubblica, un mondo diverso. Altre regole. Quando arrivo non c’è nessuno che lo custodisca. Eppure tutto mi parla di lui. Le immagini dei santini sulla pareti della costruzione. La sua ossessione. La sua ostinazione  e la forza a costruire su un viale un’isola fuori dalle regole.

Urla la sua differenza ma entrandoci tutto si calma. Tutto ha un suo posto. Un suo senso. E’ un’opera.

Mi dico di sicuro ci torno.

Palazzo dorato

“Non parlarmi di altre cose, parlami di te” #18

ore 6,57 allenamento.

Il palazzo dorato diventa ancor più forte con un sole così arancio. E’ un contrasto imponente che la fotocamera esalta. E’ un contrasto di colori tra l’oro, il cielo e il nero. La differenza tra la luce più alta e quella più scura.  Aumentare il contrasto significa eliminare i valori intermedi. Secondo me l’occhio viene attirato sia dalla massima luce che dai neri potenti. 

Sbilancia. Mette in evidenza. Nasconde. E’ un modo di esplorare il mondo. Esalta le differenze E’ la lotta dinamica tra il buio e la luce. Guida. 

Quanto mi piace e quanto mi attira. Sono due vertigini forti. E chiare. Non scelgo, mi lascio palleggiare. E li accetto anzi li esalto. Mi piacciono entrambi. Uno è al servizio dell’altro e entrambi si rafforzano.

Con la fotografia tento di dominarli per farli dialogare.

Silenzio elettorale

“Non parlarmi di altre cose, parlami di te” #17

ore 7,46 quasi fine allenamento.

Sembrano in silenzio, silenzio elettorale. Attendono obsoleti ad occultare paesaggi, viste. A riflettere e ad accogliere il sole del primo mattino. Vuoti e dai colori marini. Sembrano innocui, quasi trasparenti. Dicono, anonimi, il silenzio e il nulla. Occupano spazio. Oggetti che se non fossero sfiorati dalla luce sarebbero inutili.

Però sono lì piccoli colossi, azzurrini e bianchi, li fotografo. Ci sono sul mio percorso. Loro ed io.

Il sottopassaggio

il sottopassaggio del parco

“Non parlarmi di altre cose, parlami di te” #16

ore 6,53 allenamento.

Il sottopassaggio mi permette di non fermare il passo per attendere quelle poche auto che hanno la precedenza a quell’ora. Vado spedito. Mi ci infilo dentro con la soddisfazione di chi sta varcando una soglia, un’ingresso trionfale, una porta di Augusto che mi accoglie quotidianamente in un mondo incantato.

E’ il mio passaggio, l’iniziazione. La salita che riporta in superficie. Da lì in poi comincia una libertà che è soprattutto di pensiero; il verde, gli alberi, persone che si godono una piccola libertà, uguali a me. Da lì in poi inizia la mia giornata.

Ci vorrebbe sempre, quotidianamente una porta che ci fa entrare in ogni nuova giornata.