Silenzio elettorale

“Non parlarmi di altre cose, parlami di te” #17

ore 7,46 quasi fine allenamento.

Sembrano in silenzio, silenzio elettorale. Attendono obsoleti ad occultare paesaggi, viste. A riflettere e ad accogliere il sole del primo mattino. Vuoti e dai colori marini. Sembrano innocui, quasi trasparenti. Dicono, anonimi, il silenzio e il nulla. Occupano spazio. Oggetti che se non fossero sfiorati dalla luce sarebbero inutili.

Però sono lì piccoli colossi, azzurrini e bianchi, li fotografo. Ci sono sul mio percorso. Loro ed io.

Il sottopassaggio

il sottopassaggio del parco

“Non parlarmi di altre cose, parlami di te” #16

ore 6,53 allenamento.

Il sottopassaggio mi permette di non fermare il passo per attendere quelle poche auto che hanno la precedenza a quell’ora. Vado spedito. Mi ci infilo dentro con la soddisfazione di chi sta varcando una soglia, un’ingresso trionfale, una porta di Augusto che mi accoglie quotidianamente in un mondo incantato.

E’ il mio passaggio, l’iniziazione. La salita che riporta in superficie. Da lì in poi comincia una libertà che è soprattutto di pensiero; il verde, gli alberi, persone che si godono una piccola libertà, uguali a me. Da lì in poi inizia la mia giornata.

Ci vorrebbe sempre, quotidianamente una porta che ci fa entrare in ogni nuova giornata.

Una bicicletta in lontananza

“Non mi devi parlare di altre cose, mi devi parlare di te” #15

ore 7,02 allenamento strada bianca

Tutto è perfettamente incorniciato, la luce giusta, lo vedo arrivare da lontano. Devo solo aspettare che si lasci bagnare dal sole. Non c’è nessun altro. Lui si avvicina lentamente, pedala piano. Dovrebbe essere facile.

Mi piace quel tratto di strada, soprattutto la parte in ombra. Le foglie muovono tutto, schermano la luce o la rivelano. Varrebbe la pena fotografare ogni persona che ci passa. E ce ne passano tante di persone. Ognuno con la sua storia. In tanti accompagnano un cane. Altri si accompagnano o scambiano due chiacchiere.

Quando c’è una luce bella non si può proprio fare a meno di scattare. E lui è già passato. La foto resta.

La panchina abbandonata

una panchina abbandonata nel parco

“Non mi devi raccontare di altre cose, mi devi raccontare di te” #14

ore 7,12 allenamento deviazione

Dopo i lavori nel parco qualcosa è andato dimenticato. Seppure sia sul piccolo sentiero segnato dalle frequentazioni, la panchina abbandonata è dietro ad un muretto, l’hanno spostata a forza e nessuno la vede. La vegetazione si impadronisce di lei, lentamente.

Mi devo abbassare per fotografarla, quasi mi inginocchio. E’ come inchinarsi in presenza di un saggio anziano. Guardo le sue rughe, scopro la sua lentezza.

Le panchine hanno tante cose da raccontare. Ancor di più se tentano di nasconderle.

La strada assolata

una strada bianca assolata

“non mi devi parlare di altre cose, mi devi parlare di te” #12 ore 6,59 allenamento strada vuota

Questo è il punto dove la strada è più assolata. Il ghiaino amplifica la potenza della luce. Mi diverto a guardare l’ombra della staccionata, irregolare e un poco sbilenca. Si vede che ogni giorno il sole la colpisce e così le piogge o la neve.

Il corrimano guardato in corsa sembra dritto; impreciso, ma dritto. L’ombra amplifica le sue irregolarità quando si somma ai piccoli dislivelli del terreno e diventa un altro disegno.

Come un bambino ci vorrei caminare sopra come un equilibrista. Oggi l’ho fatto. Nessuno mi ha visto.

Passeggiare il cane

un cane e il suo padrone in controluce

ore 7,18

A quell’ora solo ombre lunghe e in controluce. E non ti viene di alzare tanto lo sguardo sennò non vedi più niente. Questo aiuta anche per le fotografie perchè non punti l’apparecchio diretto negli occhi del tuo soggetto. E fai le foto più tranquillamente. Abbassi una visiera che un poco ti nasconde. Sono solo le ombre che ti guidano. E sei costretto ad escludere, con piacere.

Per il resto della camminata penso se esiste un verbo che esprime la passeggiata con il cane. Non me ne viene nessuno. Chiedo se esiste. Caterina mi parla del valore causativo: passeggiare il cane. Si trova sulla Treccani. Causativo mi piace. Non si indica l’azione compiuta ma quella provocata. Ecco scoperto quello che mi muove a scattare una foto. L’azione causativa. Un’azione che provoca qualcosa.

L’ombra lunga mi provoca qualcosa, un sussulto, un’emozione. Sapere di non essere guardato in una persona causa la sua tranquillità. Prendere solo una porzione di un immagine causa immaginazione, fa pensare ad altro, allarga significati, lascia aperto un mondo che vorremmo definito e statico, sempre uguale a sè stesso.

Tre causativi per fermare un attimo. Insomma far funzionare la macchina fotografica come un cervello sorprende sempre anche me.

(correre la fotografia)

Corsa al parco

una corsa al parco

““Non mi devi parlare di altre cose, mi devi parlare di te” #10
ore 7,08

L’idea era quella di fotografare l’acero sicomoro che campeggia sul lato sud di fronte alle attrezzature ginniche. Grande, maestosamente sontuoso e isolato. Sembra un vecchio saggio che ti racconta chissà quali storie. Ci passo sotto volentieri. Quello che colpisce di più è la sua ombra precisa che si adagia su un piccolo pendìo sottostante. Anche lei sontuosa, quasi nuziale. Seduce quest’albero, è ieratico.

Leggi DI piU’

I cipressi sventrati

un gruppo di cipressi quello davanti è sventrato

“Non mi devi parlare di altere cose, mi devi parlare di te” #10

ore 7,23

Sono dei cipressi sventrati quelli che vedo stamattina correndo nel parco. Per rispettare le regole che mi sono imposto devo scattare con il cellulare uno scatto solo e non metterci più di tre secondi prima che la voce del programma di allenamento termini la sua frasetta dove mi indica che sono entrato in pausa. Almeno mi sveltisco a comporre un’immagine gradevole, indago su che cosa il mio occhio normale si è concentrato, cosa volevo far risaltare che valesse la pena di fare una fermata. Allora scatto.

E scopro che questi alberi, questo gruppo di alberi visto dalla parte opposta sarebbe normale, nel senso che ci farebbero una bella figura, sembrerebbero interi. E riflettendo su questo mi rendo conto che sono una quinta, una finzione scenografica, sono piatti. Dietro non c’è niente non c’è quell’imperfezione violenta. L’altro lato delle cose, la finzione.

Leggi tutto “I cipressi sventrati”

L’edicola

Un'edicola chiusa per ferie

“Non mi devi parlare di altre cose, mi devi parlare di te” #09.

ore 7,03

C’è sempre qualcosa che ti lascia un segno o un sogno. Le edicole, cosa sono le edicole quando sono in ferie? Sono ferme, oggetti vuoti, costruzioni provvisorie. Sembrano abbandonate, piccoli barchini alla deriva, giostre pronte ad essere smontate. Senza giornali, senza riviste e senza giornalaio non esistono. Sembra che tutta la città sia stata abbandonata.

L’edicola che incontro poco prima del parco che ospita i miei allenamenti quotidiani diventa un simbolo se la isoli. Ecco la fotografia può fare questo, rendere importanti le cose, le disseziona, gli conferisce valore. Quando qualcosa, qualcuno viene fotografato diventa protagonista e si presenta sotto una luce nuova. Gli viene esaltata una vocazione, un piccolo germe nascosto. Questa per me è sempre stata un poco “americana”, avete presente alcune foto di Stephen Shore per dirla alla grande, solo che la nostra è in mezzo agli alberi, ma la struttura e il suo non avere niente intorno mi richiama un poco di America., non sarà mai completamente americana e le vette raggiunte dal grandissimo fotografo sono inarrivabili.

C’erano due amici che negli anni ’90 la volevano rilevare, allora era una grande spesa ma anche una fonte di guadagno e di lavoro non indifferente, grandi discussioni collettive di analisi tra pro e contro, fatiche e soddisfazioni, se ne parlava a cena, discussioni che andavano ben oltre la cena. In questo senso la prima accezione di sogni. Erano anni in cui valeva la pena mollare un lavoro sicuro ma alienante per un futuro da condividere e con solo i rapporti umani in carne ed ossa da coltivare, in fondo un’edicola la frequentavano tutti nel quartiere.

E la seconda accezione di sogni è che era (ora non lo è più?) ripiena di cultura, notizie, consigli, passatempi. Ricca. Il piacere di acquistare anche due quotidiani nelle occasioni importanti o diventare luogo di pellegrinaggio la domenica.

Persone. Persone, incontri, mannaggia sempre persone.

Un cancello chiuso

un cancello chiuso

“Non mi devi parlare di altre cose, mi devi parlare di te” #08
Ore 7,27

Un cancello è quasi sempre chiuso. E questo va bene perchè quando sei in giro a correre i cani non possono uscire, per esempio. Il cancello che incontro oggi quasi alla fine del percorso non si può proprio aprire, sicuramente il giardino gode di un altro ingresso. O forse chi lo usava ha deciso che da lì non si passava più.

E’ terribile questa cosa di decidere di non usare più un passaggio. Chiudere qualsiasi comunicazione, in un senso e nell’altro. Qui la situazione è ancora più grave, se nessuno ripara quella brutta piega il cancello non si chiude e non si apre.

Oggi ho fatto il giro al contrario di quello che faccio abitualmente e ad un certo punto ho fatto una variante. C’è un bivio e a fianco di villette unifamiliari tristi, poco dopo una grande tenuta prendi la curva di destra e sei subito in campagna. La strada bianca è in mezzo ai lecci, un poco in salita. Lì è più fresco e fa piacere. Si allunga di un chilometro circa e si arriva allo stesso punto di inizio, ricongiungendosi al solito percorso.

Ecco questa è una buona soluzione per un cancello chiuso, arrivare da un’altro lato. E fare una sopresa.

In ogni caso il cancello è molto bello, semplice e delicato. Non sembra neanche pesante. Forse presto qualcuno lo riaccomoderà. Certo perderà l’aria di mistero decadente quando lo si potrà riaprire e diventerà un cancello normale.