Scarabocchi

Un manuale per migliorare le fotografie e uscire dagli schemi quindi gli scarabocchi per quando la fotografia non basta più. Vi parlo di gente che pasticcia le foto, lascia dei segni, le altera, insomma persone che le foto da sole non gli bastano più. E vuole dare più potere ai suoi scatti. Chi ci scrive sopra. Chi le commenta. Chi le deforma. E’ un bene la contaminazione? Aiuta, aumenta il significato? Dallo scrivere, annotare i luoghi, le date sul retro delle fotografie fino a farle commentare dai diretti soggetti, alterare le prospettive, intervenire sui profili, renderli liquefatti. Racconto di 5 fotografi che ci parlano di questo. Bisogna sempre avere il coraggio di sconvolgere, deturpare, modificare, aggiungere, specificare. Le fotografie sono un poco come i sentimenti, ci vuole coraggio per prenderne le distanze.

Sorrisi

Una nuova diretta. Tutto quello che ci fa ridere con la fotografia.

Roberto Carlone racconta con la solita leggerezza eretica le fotografie con cui sorridere. Sorrisi ammalianti e risate decise. Italia e poi Francia. Robert Doisenau, Eliot Erwitt, Mario Dondero, Rodney Smith e tanti altri.

Se ti interessano altre puntate delle dirette le puoi trovare cliccando sul bottone qui sotto. Quello arancione

Finitudini

Il video in diretta Facebook il tema è la finitudine. La settimana è stata caratterizzata da tante finitudini. Tutto quello che finisce. Eccoci in un viaggio tra racconti, tempo universo e fotografia.

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Scorri nel blog per vedere gli altri video in diretta. Mari, Alberi, Fiori sono alcuni degli argomenti. 

Alberi

I miei alberi raccontati e fotografati. Una diretta del 21 marzo 2021. Prosegue la serie dedicata alla natura. Un omaggio alla giornata mondiale delle foreste.

Fiori

La diretta di domenica 14 marzo 2021 tutta dedicata ai fiori. Un viaggio tra natura, fotografia e fotografi, arte e racconti.

Abbandono al parco

“Non parlarmi di altre cose, parlami di te” #25

ore 7,28 allenamento.

Qui di tempo ne è passato. Tanto. Abbandono al parco. Tante promesse di novità. Invece ancora vince il provvisorio. E’ una forma mentale il provvisorio. Piega. E’ figlio del non progetto. Allora forzo la fotografia. Questa è la città che non vorrei. Ovunque fossi.

L’idea collettiva di una città che funziona, che è sempre presente, che è in fermento. Che è di tutti e costruisce il bene per tutti.

E diventa il ricettacolo di frasi senza senso scritte sui muri, urlate per nessuno. Solo perchè si avverte il male su di sè e lo si comunica ai proprii simili. 

Anche le piante seppur resistendo subiscono e vorrebbero andarsene. L’oblio genera altro oblio.

Una bicicletta in lontananza

“Non mi devi parlare di altre cose, mi devi parlare di te” #15

ore 7,02 allenamento strada bianca

Tutto è perfettamente incorniciato, la luce giusta, lo vedo arrivare da lontano. Devo solo aspettare che si lasci bagnare dal sole. Non c’è nessun altro. Lui si avvicina lentamente, pedala piano. Dovrebbe essere facile.

Mi piace quel tratto di strada, soprattutto la parte in ombra. Le foglie muovono tutto, schermano la luce o la rivelano. Varrebbe la pena fotografare ogni persona che ci passa. E ce ne passano tante di persone. Ognuno con la sua storia. In tanti accompagnano un cane. Altri si accompagnano o scambiano due chiacchiere.

Quando c’è una luce bella non si può proprio fare a meno di scattare. E lui è già passato. La foto resta.

I cipressi sventrati

un gruppo di cipressi quello davanti è sventrato

“Non mi devi parlare di altere cose, mi devi parlare di te” #10

ore 7,23

Sono dei cipressi sventrati quelli che vedo stamattina correndo nel parco. Per rispettare le regole che mi sono imposto devo scattare con il cellulare uno scatto solo e non metterci più di tre secondi prima che la voce del programma di allenamento termini la sua frasetta dove mi indica che sono entrato in pausa. Almeno mi sveltisco a comporre un’immagine gradevole, indago su che cosa il mio occhio normale si è concentrato, cosa volevo far risaltare che valesse la pena di fare una fermata. Allora scatto.

E scopro che questi alberi, questo gruppo di alberi visto dalla parte opposta sarebbe normale, nel senso che ci farebbero una bella figura, sembrerebbero interi. E riflettendo su questo mi rendo conto che sono una quinta, una finzione scenografica, sono piatti. Dietro non c’è niente non c’è quell’imperfezione violenta. L’altro lato delle cose, la finzione.

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